Matteo Ghitti: la passione sulle ali delle emozioni

Volti franciacortini.

Matteo Ghitti presenta la collezione Sulle Ali delle Emozioni a Bergamo
Matteo Ghitti nel 2023 a Bergamo in occasione della quindicesima tappa del Giro d’Italia

Sono sempre stato convinto che i “bravi insegnanti” in senso stretto non esistano, ma che alcune persone possiedano il dono raro di trasmettere passione, favorire l’apprendimento e accendere la scintilla della curiosità. Mi è bastato scambiare poche parole con Matteo Ghitti per capire che lui appartiene a questa categoria.
Il nostro primo incontro è avvenuto il 18 ottobre 2025 a Cologne, in occasione della sua mostra itinerante presentata presso il centro culturale Paolo Borsellino. Il titolo dell’esposizione, “SULLE ALI DELLE EMOZIONI – attraverso una passione”, rendeva omaggio alla leggenda del “Pirata”  Marco Pantani in ricordo del fisioterapista colognese Fabrizio Borra, scomparso nel maggio 2025. In quella circostanza, colpito e ammirato per quanto l’allestimento fosse riuscito a trasmettermi, mi sono avvicinato per complimentarmi. Matteo mi accennò brevemente all’evoluzione tecnica delle sue esposizioni: quel poco bastò a farmi percepire l’immenso impegno e la dedizione che infonde in ogni evento.
Da quella sera mi sono ripromesso di contattarlo per approfondire la sua storia e presentarla in questa rubrica. Lo scorso 12 gennaio ci siamo ritrovati nel mio studio per il nostro secondo incontro.

Data incontro: Lunedì 12 gennaio 2026

Franciacortino di Cologne.
La passione si accende nel 1989.
Attualmente in attività.
Strada preferita: Il tratto in salita da Gussago a Brione.
Bici preferita: bicicletta da corsa.

Chi è Matteo Ghitti?

Franciacortino doc, Matteo nella vita è un impiegato tecnico addetto al controllo qualità, ma nell’anima è, prima di tutto, un grande appassionato di ciclismo. Un amore nato da ragazzo e coltivato anche a livello agonistico. Sin da allora ha iniziato a raccogliere riviste, maglie e oggetti legati al mondo delle due ruote.
Una volta terminata l’attività agonistica, si è dedicato con ancora più vigore alla sua collezione, concentrandosi in particolare sui memorabilia di Marco Pantani. Negli ultimi undici anni, questa dedizione ha dato vita a un progetto culturale unico nel panorama italiano: “Sulle Ali delle Emozioni”, un’esposizione esperienziale dedicata alla storia, al pathos e ai protagonisti del ciclismo classico e moderno. Dal 2015 a oggi, la sua collezione è cresciuta costantemente, documentata con meticolosa cura sul sito ufficiale: www.sullealidellemozioninbici.it.

Nei giorni antecedenti al nostro incontro avevo preparato diverse domande per lui ma, come già accaduto per altri “volti franciacortini”, il racconto della passione è prevalso. Il nostro è stato un dialogo tra chi ha il piacere di condividere un progetto, più che una vera intervista. Per raccontarvelo, come sempre, mi piace iniziare dalle origini.

Com’è nata la tua collezione?


«Tra i 14 e i 15 anni abitavo con i miei a Palazzolo Sulla’Oglio. Vicino a casa c’era un meccanico di automobili, grande appassionato di ciclismo. Durante le vacanze scolastiche lo vedevo chiudere l’officina la sera, inforcare la bici e partire. La sua bici da corsa mi colpì a tal punto che convinsi i miei genitori a prendermene una. Da quel momento il meccanico iniziò a portarmi con sé: partivamo da Palazzolo, passavamo da Grumello e Sarnico per poi tornare da Capriolo. Mi sono sentito subito a mio agio in sella e da allora ho continuato a macinare strada. Il mio compagno di pedalate era un accanito lettore di Bici Sport e, piuttosto che buttarli, mi regalava i vecchi numeri. Da lì è partita la mia collezione. Non ho mai gettato nulla: ho conservato ogni gadget e maglia raccolta anche nel mio percorso da amatore. Quando ho smesso di gareggiare, è nata l’esigenza di condividere questi tesori per far rivivere le imprese del ciclismo che ho amato.»

Matteo Ghitti e Serena Belletti della Fondazione Pantani all'esposizione di Montefiorino in ricordo della prima vittoria di Marco Pantani nel 1985.
Un momento dell’esposizione a Montefiorino (MO): Matteo Ghitti insieme a Serena Boschetti, nipote del Pirata e rappresentante della Fondazione Marco Pantani O.N.L.U.S. L’evento ha celebrato il legame indissolubile con Marco, ricordando proprio qui la sua prima storica vittoria in salita nella categoria ‘Allievi’, avvenuta il 4 agosto 1985.
Bicicletta Bianchi Mega Pro Concept di Marco Pantani, modello della vittoria a Oropa 1999, esposta alla mostra di Matteo Ghitti a Cologne.
Un’icona del ciclismo: la Bianchi Mega Pro Concept, identica a quella con cui il ‘Pirata’ compì l’impresa del Santuario di Oropa il 30 maggio 1999. Ho fotografato questo esemplare a ottobre durante l’esposizione curata da Matteo Ghitti a Cologne

Che valenza ha l’esperienza agonistica nel tuo progetto?

«Moltissima. Allenarmi e partecipare a eventi impegnativi come le Gran Fondo mi ha permesso di conoscere la sofferenza dell’atleta. Non ho mai percepito quella fatica come un elemento negativo; al contrario, mi ha aiutato a comprendere i miei limiti e a valorizzare le gesta dei campioni. Credo che sapere cosa significhi percorrere un passo dolomitico a ritmo di gara mi permetta di trasmettere meglio le grandi imprese che ho ammirato.»

In questi anni hai curato numerose esposizioni. Quale ti è rimasta nel cuore?

«Faccio fatica a sceglierne una sola, ne sceglierei due. Per cominciare la mia prima mostra che si è tenuta alla festa medievale di Mura, a Palazzolo sull’Oglio: mi concessero uno spazio anche se la tematica non era inerente all’evento. Esposi le maglie di Pantani e due biciclette, affidando il racconto a fotocopie in formato A4 infilate in buste trasparenti appese al muro. Ricordo ancora l’emozione nel vedere quanto interesse destassero nei visitatori. L’altra è l’esposizione del 2021  a Varallo in occasione della tappa del Giro d’Italia Abbiategrasso-Alpe di Mera. Mi trovai da solo a curare un grande evento per il “Giro”. L’amministrazione di Varallo credette nel progetto e mi supportò, suggerendomi e finanziando le prime immagini in grande formato su forex. Fu una soddisfazione enorme, in quel momento ho capito di esser riuscito a trasmettere a pieno il valore del mio progetto»

La tua passione giovanile sembra essersi trasformata in qualcosa di collettivo. Possiamo dire che i tuoi allestimenti siano il “salto di qualità” definitivo di questo percorso?

«Direi di sì. Tutto è iniziato con l’ammirazione per Pantani, poi ho sentito il bisogno di raccontare il contesto in cui correva, documentandomi sui grandi del suo tempo come Bugno, Chiappucci e Indurain. Amo leggere e amo la storia: per ogni allestimento cerco nuovi stimoli e connessioni tematiche legate al luogo che mi ospita. Anno dopo anno ho apportato anche una serie di evoluzioni tecniche: dalle fotocopie sono passato ai forex e oggi ai roll-up, grazie anche all’aiuto dell’amico Stefano Girelli, insieme abbiamo individuato anche un’impostazione grafica riconoscibile con l’impiego dei colori delle grandi corse a tappe. Le mie ultime esposizioni inoltre sono diventare interattive grazie all’impiego di appositi QR code che consentano di approfondire le storie dei campioni con un collegamento al mio sito. Nel tempo ho incontrato molti campioni e appassionati che, colto il valore del progetto, mi hanno donato o ceduto per un valore simbolico maglie e oggetti preziosi. Oggi la collezione copre un periodo che va dalla fine degli anni Ottanta ai giorni nostri.»

Quale sarà la prossima tappa?

«Sarò a Siena per il “Siena Sport Experience”, dal 5 all’8 marzo in via Montanini, con una mostra intitolata “Sfumature color terra di Siena”. A questo proposito c’è un aneddoto divertente: la scorsa estate io e mia moglie eravamo in Toscana per il nostro 25° anniversario. Passeggiando per i vicoli del centro di Siena pensavo alle “Strade Bianche” e dissi a mia moglie: “Pensa che bello sarebbe esporre qui il prossimo anno”. Lei mi rispose che, considerato il livello della manifestazione, non sarebbe stata di certo un impresa semplice ma io non mi scoraggio facilmente. . Ho scritto al Comune di Siena e iniziato a immaginare un progetto che ora è realtà. Sul sito potete già trovare il percorso tematico dedicato

E qual è il tuo giro preferito in Franciacorta?

«Pedalo ancora, anche se con ritmi diversi. Quando mi allenavo seriamente amavo il giro che da Cologne passava per il Bellavista, poi da Passirano e Rodengo fino a Gussago per salire a Polaveno da Brione. Poi giù verso Iseo e rientro da Corte Franca e Adro.»

Durante la nostra chiacchierata, Matteo mi ha mostrato l’organizzazione del suo sito, in particolare le sezioni “La collezione” e “Le storie dei campioni“. Vi consiglio vivamente di visitarlo per restare aggiornati sulle sue prossime mostre. 

Il nostro incontro si è concluso con la promessa di tenerci aggiornati e, spero, di trovarci presto a pedalare insieme sulle strade del Grande Giro della Franciacorta.

Claudio Pelucco
Fondatore di Franciacortino
Racconto la Franciacorta in bici, pedalando lentamente tra storie, strade e dettagli.

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